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Da Niccolò Macchiavelli : "Tu bada ben che l'aver in le tue mani il potere della Repubblica e il plauso di chi crede che si possa governare senza inganno non ti è bastante, poiché non è tanto la novità che conta, ma produrre il nuovo. Quindi ascolta e pruovoca il popolo perché parli a costo di causare in te risentimento. Non credere che questo sia disordine e perdita di tempo e che si facci meglio a non descutere et computare. Non è il tempo che si consuma nel confronto cosa da deprecare. L'errore che non truoverà mai rimedio è quello del resolvere ogni decisione per applaudimento. Uno bono descurso con retorica piazzata ad uopo, qualcuna frase dal bon suono e via che se cammina più spediti che mai. Tu debbi insegnare a razionare ogni idea o pruogramma tre volte più che non lo sia il raggionevole. Trista gente è quella di un popolo che segue lo sbatter di bandere e stendardi piuttosto che le idee ben mastecate.".

1. Cinquecento anni senza Principe

Non si potrebbe dir meglio. Ce n'è per Grillo: "Uno bono descurso con retorica piazzata ad uopo, qualcuna frase dal bon suono e via che se cammina più spediti che mai". Per i salottini televisivi del centro-sinistra: "L'errore che non truoverà mai rimedio è quello del resolvere ogni decisione per applaudimento". Per Renzi: "Non è tanto la novità che conta, ma produrre il nuovo". Per le contraddizioni dell'IdV: "Ascolta e pruovoca il popolo perché parli a costo di causare in te risentimento". Per tutti: "Tu debbi insegnare a razionare ogni idea o pruogramma tre volte più che non lo sia il raggionevole". E per gli italiani, "trista gente".

Cinquecento anni dopo aspettiamo ancora, se non il Principe di Machiavelli, almeno un principe azzurro della politica.

2. Mancato ultimo atto europeo del Presidente

Nemmeno abbiamo avuto Giorgio Napolitano, atteso al Parlamento Europeo per concludere il suo settennale in una seduta solenne. Le beghe italiane hanno prevalso sugli applausi europei, la visita la si è dovuta cancellare. Anche il Presidente è vittima della scelta di fine 2011 di non andare a votare subito per approdare al governo delle larghe intese. Un anno dopo ci ritroviamo con più debiti, maggiore depressione sociale, con un Berlusconi gaudente, col populismo alle stelle, il PD sconfitto, i laici fuori dal Parlamento, l'IdV fregata da sola e da molti altri, l'idea dell'Europa infangata da alcuni suoi pessimi travisatori ufficiali.

Noi s'era detto di votare subito - un paio di mesi di turbolenza sui mercati, ma poi avremmo avuto un governo politicamente coeso con cinque anni di lavoro davanti per "fermare il declino". Ora invece Napolitano, e noi con lui, non ha niente da festeggiare, sopratutto in quell'Europa da cui pensava gli avessero affidato una missione che più fallita di così non si può, tanto che la Commissione sussurra l'ipotesi di uno spread oltre i 500 punti, con la messa sotto tutela del Paese. Esattamente quelli che ieri volevano Monti, oggi preferiscono le condizioni di una troika che non un governo di sconfitti.

3. IdV sul filo del rasoio

Sconfitta anche IdV, e tutti a leccarsi le ferite. Sarà mai possibile una "seconda volta" per chi ha subito una spedizione punitiva ma se l'è anche andata a cercare? Questo è un partito sul filo del rasoio, e da nessuna parte c'è il baratro, ma o lenta agonia o rinascita. La prima è ragionevole e da rassegnati, la seconda stravaganza bellissima. In pochi giorni non ci sono stati colpi di timone secchi, e nemmeno mea culpa approfonditi. Tuttavia, qualche coccio lo si è ricomposto: IdV non si scioglie; RC non ha funzionato, congresso straordinario il 28-30 giugno; Antonio Di Pietro resta padre e patrimonio del partito ma qualcun altro ne sarà la nuova guida; via il nome dal simbolo. Molto o poco che sia, niente di tutto questo era scontato. Quanto da fare: collocazione politica, leadership, comunicazione, e lo scoglio di nuove regole per trasparenza, limite al numero dei mandati, selezione dei candidati, nuovo patto tra dirigenza e iscritti. Tra i tanti, Manuele Vannucci mi ha scritto per insistere su "Competenza, chiarezza, trasparenza, europeismo vero, post-ideologismo vero, essere chiari ma smetterla di parlare alla pancia, indipendenza politica".  Ancora a urne aperte avevo scritto all'ufficio di presidenza riprendendo e allargando alcune proposte concrete che sin dal giugno del 2012 avevo fatto circolare per scritto. Col congresso il conto alla rovescia è cominciato.

4. Il ritmo del lavoro tra buone e cattive notizie

Sessione movimentata questo mese. Il vice-presidente Papastamkos è crollato in fin di vita sotto i nostri occhi in una breve pausa durante il lunghissimo voto per la riforma della politica agricola, dove avevo depositato alcuni emendamenti per la difesa di un'agricoltura verde (lettera ai tanti che ci hanno scritto). Poco prima era stato respinto il bilancio UE (comunicato) e ben gli sta a questi governi ormai incapaci di vedere oltre la punta del loro naso.

Si è registrato lo stupore diffuso per la mancata parola giurata della Repubblica Italiana nella questione dei marò, tanto che la Ashton si è guardata dal prendere le nostre difese e ha invitato alla ricerca di "una soluzione" (comunicato).  Abbiamo celebrato l'attesa stop agli esperimenti dei cosmetici sugli animali (foto), e protestato, impotenti, contro la degenerazione costituzionale in Ungheria (foto).

E anziché Napolitano, è venuto a Strasburgo Simon Peres. Il Presidente israeliano ha parlato con sentimento dell'amicizia per l'Europa, e dei "due popoli due Stati" come "unica soluzione possibile", ma senza menzionare né i coloni che ne sono ormai l'ostacolo insormontabile, né i prigionieri palestinesi a cui il Parlamento ha dedicato, nella stessa sessione, un dibattito (lettera alla Ashton, che ho firmato, unico italiano e video).

5. Un talismano della nostra identità: la memoria collettiva dei genocidi

Peres avrebbe apprezzato il bellissimo il convegno sulla memoria collettiva come prevenzione dei genocidi, organizzato con Alfonso Giordano, con Adama Dieng (consigliere speciale di Ban Ki-moon) e ottimi, e anche giovani esperti (programma). Tante le domande restate in sospeso: è accettabile una gerarchia tra genocidi (Ruanda, Armeni, Rom)? È possibile preservare la memoria in una dittatura (la Cambogia di oggi)? È lecito fondare sulla memoria di un genocidio un'identità nazionale (Ruanda, Israele, Armenia)? Come preservare la memoria, raccontando ciò che non è immaginabile (come il paradosso de "La vita è bella", dove l'atroce è così incredibile che diventa un gioco a punti)?

6. La solitudine della Grecia

Più consapevolezza della nostra storia servirebbe anche per capire cosa accade in Grecia (e ormai anche in Bulgaria), di cui si è parlato in un altro convegno.  Miseria e razzismo, senso d'ingiustizia rispetto ai pochi privilegiati, totale sfiducia verso l'Europa, sono tutti figli della stessa causa: la paura, il senso di abbandono. La Grecia conosce indigenza, malnutrizione dei bambini, esclusione dai servizi sociali di base, e indifferenza degli altri paesi europei. Nel "si salvi chi può" della crisi, crolla l'idea di Europa e cresce l'estremismo, come se non avessimo imparato nessuna fratellanza.

7. Regole del commercio e un'alternativa allo sfruttamento del cotone

Sono stato nominato relatore per le misure di risposta in caso di controversie commerciali. È la mia settima relazione sul commercio internazionale, e sarà una delle più delicate, perché si tratta di legiferare sulle armi bianche per far valere i diritti del nostro lavoro nella giungla della globalizzazione economica. Non diversamente, sono intervenuto (discorso in plenaria) sull'iniziativa di una diversa filiera per la produzione del cotone, materia prima che abbiamo sempre con noi e che spesso nasconde forme di sfruttamento d'intere vite.

8. Fondi UE, governo: questione di sistema

Il caso del cotone dimostra che possono esserci meccanismi alternativi. Ne avremmo bisogno tutti di una "catena" più razionale ed equa di servizi e decisioni, di partecipazione e di responsabilità. Nei giorni scorsi abbiamo organizzato due affollati corsi di europrogettazione (a Firenze, con l'Ordine degli Architetti, trecento domande per cinquanta posti), e abbiamo avviato il recupero dei fondi UE per la frode dell'anfiteatro di Sezze (comunicato), nato e lasciato rovina. Due piccoli esempi tra i tanti, due facce della stessa medaglia: ed è sempre questione di sistema, di come ordiniamo la nostra filiera. Forse s'impara.

Niccolò Rinaldi

Deputato al Parlamento europeo
Vice Presidente del Gruppo ADLE - Alleanza dei liberali e democratici per l'Europa
Capo delegazione dell'Italia dei Valori
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